Ci siamo traditi tutti
di Maddalena Crepet
Informazioni Utili
titolo: Ci siamo traditi tutti
autore/autrice: Maddalena Crepet
genere: narrativa storica
auto-conclusivo/serie: auto-conclusivo
personaggi principali: Husky e Costanza
Letto in collaborazione con l'autrice
Trama
Lui fa l’operaio alla Breda, a Milano, e lo chiamano Husky per via dei suoi strani occhi chiari. Lei è la figlia di una famiglia romana benestante, la bella e spregiudicata Costanza. La loro prima vittima è Enea Cassini, un magistrato che indaga sull’Autonomia milanese: ucciso a sangue freddo con tre colpi di pistola. E in quel cupo inizio degli anni Settanta, per chi sceglie la lotta armata non c’è ritorno. Husky e Costanza, assieme a un manipolo di amici, sono usciti da Lotta Continua per fondare Prima Linea e sono decisi a punire o eliminare, con le loro operazioni, i «nemici del popolo». All’inizio è un’avventura che salda la loro relazione e i rapporti con gli altri compagni in un potente coagulo di passione e sangue, lealtà e missione. Poi cominciano le liti all’interno del gruppo e, con altre formazioni, la vita diventa clandestina, il pericolo si aggrava. Finché Husky capisce che non sta più combattendo per un ideale come credeva: l’unica cosa che gli interessa ormai è l’amore di Costanza.
E lei, invece, per cosa combatte?
Crepet fa rivivere con accuratezza una stagione di terrorismo, scontro politico, fermento sociale, accendendo uno sguardo partecipe anche sugli amori e i tradimenti, le speranze e gli orrori. Strappa la patina opaca del passato per indagare la verità di una gioventù tragicamente perduta eppure simile, negli slanci e nelle illusioni, a quella di ogni tempo. E restituisce la guerra civile italiana degli anni Settanta a tinte forti e inattese, come un’immagine restaurata che torna in vita per occhi nuovi e nuove riflessioni.
Recensione
Ci siamo traditi tutti è il romanzo d'esordio della bravissima Maddalena Crepet ambientato nel territorio italiano in un periodo politico, economico e sociale caldo e delicato, caratterizzati da episodi di violenza da entrambi i fronti e di tante vittime anche innocenti.
L'autrice adottando il punto di vista del giovano Giovanni detto Husky, racconta la storia e il punto di vista di un gruppo di giovani ragazzi che alla fine del 1969 hanno deciso di staccarsi dal movimento Lotta Continua per fondarne uno nuovo che fosse mosso da degli ideali più profondi, da un'etica più giusta e da imprese ben progettate e studiate per eliminare i cosiddetti "nemici del popolo".
Con uno stile asciutto e immersivo ci viene raccontato un periodo storico che abbraccia diversi anni e attraverso gli episodi più significativi; inoltre è stata veramente brava a saper utilizzare il gergo giovanile di quel periodo e anche le frasi dei vari dialetti, senza avere l'impressione di star leggendo una caricatura o un'iperbole di quello che si pensava fosse il modo di parlare dei giovani italiani degli anni 60/70.
Un'altra cosa che ho apprezzato molto è stata l'assenza di giudizi da parte dell'autrice, Infatti l'autrice rimane neutra nel narrare vicende anche molto ambigue da un punto di vista etico e morale, riporta solo su carta quelli che sono gli avvenimenti e sopratutto i conflitti interiore di Husky con la sua determinazione, i suoi ideali, il suo forte amore per Costanza, ma anche con i suoi dubbi, i suoi conflitti interiori e la sue insicurezze.
Si tratta di una storia che fornisce moltissimi spunti di riflessione e che sono estremamente attuali, perché ho trovato veramente interessante vedere come la mente umana possa essere fragile, facilmente influenzabile, a volte contraddittoria e incoerente...
Quello che sicuramente si percepisce di più è stato come il personaggi di Husky ad un certo punto, per quanto ormai le vicende si fossero fatte troppo intricate e uscirne appariva impossibile, riuscisse ad avere dei momenti di lucidità in cui cercava di interrogarsi sulle azioni compiute da lui e dall'intero movimento e sopratutto da come gli ideali iniziali, erano ben presto, stati sosttuti da una folle sete di vendetta. Husky, infatti, si interroga molto sulle vicende compiute anche da lui stesso in prima persona, eppure non sembra mai provare un vero e proprio sentimento di rimorso o di colpa per aver ucciso delle persone o comunque per essere stato coinvolto in tali azioni. L'unica certezza di quel periodo era il sentimento viscerale che provava per Costanza, era come se ad un certo punto, la lotta aveva perso importanza per lui, contonuava ad agire per inerzia, a causa di una corrente troppo forte che ormai li stava spingendo verso una direzione catastrofica. Eppure in ogni momento, in ogni delusione provata, in ogni uccisione perpetrata, in ogni perdita sentita, l'unica cosa che aveva importanza, per lui era il sentimento che provava per la bella e instabile, coraggiosa e testarda Costanza. Costanza era il suo epicentro e fino all'ultimo non ha mai pensato di salvarsi in maniera individuale, ma ha sempre pensato anche a Costanza, nonostante il cinismo, la freddezza e a volte la follia che la contraddistingueva.
Ci siamo tutti traditi è un romanzo che vuole fari riflettere su come il bene e il male non è sempre distinto, su come il confine tra giustizia e ingiustizia sia spesso labile e su come una volta intrapresa la strada della violenza, delle uccisioni e della legge del taglione, inevitabilmente dalla strada della ragione si passa al torto, perché la giustizia non si protrae mai a colpi di pistola.
Sono rimasta totalmente rapita da questa storia che ho trovato veramente interessante sia da un punto di vista di fatti narrati che da un punto di vista di psicologia dei personaggi. Infatti l'introspezione è un'elemento centrale della narrazione ed è quello che ha reso la storia veramente completa e perfetta, almeno ai miei occhi.
Xoxo
Chiara, Labotteghinadeisogni
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