mercoledì 18 marzo 2026

Recensione "Rebecca - la prima moglie"

 Rebecca - La prima moglie
di Daphne du Maurirer 

Informazioni Utili

titolo: Rebecca - La prima moglie
autore: Daphne du Maurirer 
genere: romanzo gotico/ thriller psicologico
serie: No
personaggi principali: La seconda moglie, Maxim, Rebecca

Trama

Durante un soggiorno a Monte Carlo insieme alla signora cui fa da dama di compagnia, una giovane donna, appena ventenne, conosce il ricco e affascinante vedovo Maxim de Winter. L’uomo inizia a corteggiarla e, dopo due sole settimane, le chiede di sposarlo; lei, innamoratissima, accetta con entusiasmo e lo segue nella sua grande tenuta di famiglia a Manderlay. Sembra l’inizio di una storia da favola, ma i sogni e le aspettative della giovane si scontrano subito con la fredda accoglienza della servitù, in particolare della sinistra governante. Eppure non si tratta solo di questo: c’è qualcosa, in quel luogo, che giorno dopo giorno rende l’ambiente sempre più opprimente; c’è una presenza che pervade ogni stanza della magione e che si stringe attorno ai passi dell’attuale inquilina come una morsa silenziosa. È Rebecca, la defunta signora de Winter, più viva che mai nella memoria di tutti quelli che l’hanno conosciuta e modello inarrivabile per la giovane, che invece si muove impacciata e confusa nella sua nuova esistenza altolocata e mondana. Un fantasma ingombrante che si trasformerà in una vera e propria ossessione per la protagonista, costretta a immergersi nelle ombre del proprio matrimonio e spinta sempre più ai con¬fini della follia, fino a dubitare della propria stessa identità.

Recensione 

Rebecca - la prima moglie è un romanzo del 1938 che si inserisce alla perfezione nel genere del romanzo gotico non solo per le sue ambientazioni suggestive e cupe, ma anche per i personaggi tormentati, ambigui e non moralmente perfetti.

Raccontando la vita domestica e coniugale della nuova e giovane moglie di Maxim de Winter, l'autrice racconta una storia più oscura che scalfisce le apparenze e si addentra nel buio dell'animo umano. 
La voce narrante e il punto della storia è quello della giovane donna che, da giovane dama di compagnia di Mrs Van Hopper, incontra e sposa un ricco vedovo inglese proprietario di una delle dimore più belle del paese "Manderlay". 

La storia, potremmo dire, inizia dalla fine e a ritroso ci racconta di come l'inizio di un sogno non sia stato altro che l'inizio di un incubo che avrebbe segnato per sempre la giovane ragazza e il suo matrimonio. Manderlay descritta come un paradiso terreste, con i suoi giardini curati e infiniti, il bosco magico e ricco di selvaggina, le scogliere spaventose quanto magnifiche e la vicinanza al mare, diventa teatro di una delle storia più cupe e simboliche che l'autrice poteva descrivere. 

Quello che colpisce fin da subito è la scelta di non dare un nome alla giovane ragazza che racconta e ripercorre la sua storia. A lei ci si riferirà sempre come "la seconda moglie" o "la signora de Winter" scelta molto significativa e in contrasto invece con la prima moglie che invece un nome ce l'ha e che anche dopo la sua morte risona in ogni angolo della tenuta ma anche della contea: Rebecca.

Il personaggio che noi conosciamo meglio è la seconda moglie anche perchè la storia è raccontata dal suo punto di vista. Ci appare come una ragazzina giovane e inesperta, che della vita coniugale sa ben poco in quanto rimasta orfana di genitori in giovane età. Dama di compagnia di una signora vedova, esuberante, grottesca e al quanto maleducata, sviluppa un carattere mite e sottomesso che sarà poi la sua rovina, perchè nel momento in cui incontra l'affascinante e enigmatico Maxim de Winter, sarà completamente e inevitabilmente innamorata e dipendente da lui.

La disparità nel loro rapporto è evidente già dalle prime pagine enfatizzato dalla chiusura e del mistero sul passato di Maxim che però lo rende solo più affascinante agli occhi della giovane. E' lo stesso Max ha rimarcare la grande differenza d'età - lui ha 42 anni e lei 21 - trattandola a volte con accondiscendenza e a volte come una bambina. La chiama "sciocchina", "bambina", "stellina", "povera ingenua" epiteti che rimarcano molto la giovane età e l'inesperienza della giovane e che la pongono in uno stato di inferiorità.
Ma è anche lei stessa che si adagia su questo ruolo, in tutto il corso del romanzo, lei non farà niente per ribellarsi, crescere, acculturarsi e in qualche modo prepararsi a quelli che possono essere i compiti di una signora. Invece di cercare di adattarsi alla sua nuova vita, esaspera i suoi comportamenti da ragazzina, perdendosi in sogni ad occhi aperti, facendosi intimorire dalle probabili dicerie della gente, facendosi schiacciare dal peso di non essere una donna magnetica, carismatica e polarizzante come era Rebecca. 

Il vivere in una casa mausoleo in cui tutto ricorda una vita di coppia passata in cui lei non era presente, dove tutti sussurrano e mormorano negli angoli, dove la governante - la signora Danver - non fa altro che rimarcare le differenze e venerare il ricordo di Rebecca, portano la nuova moglie a cadere preda della paura, dell'ansia e dell'insicurezza. Tutto il romanzo gira intorno al fatto che moglie e marito non comunicano e questo porta la giovane a interpretare in maniera non sempre giusta, comportamenti e gesti delle persone che la circondano. L'invidia e il senso di inadeguatezza la logorano e invece di emanciparsi e cercare di rivendicare una propria identità e indipendenza, rimane sempre legata a quello che pensano gli altri ma sopratutto ai continui cambi d'umore di Max. 

Stare e relazionarsi con Max, appare come camminare su un tappeto fatto d'uova. Più volte rimarca come l'ansia di poter dire qualcosa di sbagliato la porta ad osservare costantemente il volto del marito, cercare segni di turbamento o di angoscia o segni di felicità e tranquillità. Questo la porta a non essere molto ricettiva nella conversazioni, a richiudersi nei suoi discorsi mentali e negli scenari che lei immagina, senza vivere nell'effettivo nella realtà. E' una ragazza che dipende dalle attenzioni del marito, che vive per compiacerlo e per farsi sentire amata. 

Agli occhi del lettore suscita sia compassione che rabbia per la sua mancanza di carattere e di presa di iniziativa. Questo perchè passa il suo tempo a piangere, lamentarsi, farsi divorare dalla paura e dalla morbosa curiosità che sviluppa nei confronti di Rebecca, senza fare niente per cambiare la sua posizione. 

Le descrizioni dei paesaggi sono vivide e tangibili, la natura diventa espressione e anticipatore degli stati d'animo dei personaggi, creando un'atmosfera a tratti fiabesca e a tratti infernale da accompagnare le vicende narrate. Il colpo di scena nelle ultime 100 pagine circa, porta il lettore e la protagonista ha rileggere tutti gli eventi e a rivalutare l'immagine di perfezione che aleggiava su Rebecca e la vita che conduceva. 

Il romanzo nel suo insieme è un climax crescendo, scorrevole e interessante, si viene trascinati all'interno della vita domestica di una famiglia inglese. Ci racconta l'apparenza e la patina di falsità che circonda le famiglie di ceto sociale alto, che si aggrappano a regole formali e d'apparenza, che conducono una vita falsa e monotona, dove la felicità è relativa. 

Mi aspettavo una storia più morbosa e cupa, invece, l'autrice ha trattato il tutto con una certa profondità ma allo stesso senza entrare troppo dentro, senza scavare a fondo, senza angosciare... bilancia bene le parti in cui la giovane ragazza inizia a vacillare e perdere il contatto forse con la realtà con scene in cui vengono presentati altri personaggi, spostando quindi il piano e il tono del discorso. 

Nel complesso è una storia estremamente soggettiva e introspettiva, che porta il lettore a riflettere su argomenti anche molto attuali come:
- l'importanza di avere un nome
- la dicotomia tra la femme fatale che ammalia e una ragazzina ingenua e manipolabile 
- di come ad un uomo una donna calcolatrice e astuta, più forte di lui, fa paura e viene vista come una minaccia da eliminare
- di come la dipendenza emotiva ed economica domina spesso molte relazioni e pongono su un piano di svantaggio le donne

XoXo 
Chiara, Labotteghinadeisogni


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